A volte vorrei non percepire una vicinanza tra le lezioni in facoltà e quelle immagini che ci sono state mostrate così spesso nel corso di Storia della medicina, raffiguranti un medico che, dall’alto della sua posizione (intesa in senso stretto e lato, fisica e mentale) declamava a gran voce il testo di Galeno, sacro e inviolabile, ai discenti, a coloro che dovevano imparare senza porsi chissà quale domanda ma semplicemente prendendo per dato un qualcosa che in realtà non era tangibile.
Vorrei non vedere e non sentire anche oggi, a distanza di secoli, quella lontananza, a cui da un punto di vista etico siamo abituati e che non ritengo certo di poter criticare, in quanto deve esserci sempre rispetto nei confronti di chi insegna, ma a cui, allo stesso tempo, siamo rimasti legati come ad una pesante catena, che purtroppo si trasforma talvolta in supponenza, in arroganza, in una mancanza di disponibilità nei confronti di chi ha voglia di seguire una lezione e non di “scaldare una sedia”.
Vorrei non trovarmi di fronte a persone che credono di spiegare, ma soprattutto di esser chiare, esponendo pensieri sconnessi col peggiore linguaggio possibile, sentendosi forti della loro posizione, di quel gradino alto mezzo metro ma sufficiente a prendere le distanze dai comuni mortali.
Vorrei non tenere in mano un libro e leggendo scoprire che le parole scritte e quelle che risuonano nell’aula del cubo sono praticamente identiche e perdere così la speranza di capire qualcosa in più dagli appunti, che dovrebbero essere più semplici, più scorrevoli di un libro.
Vorrei non aver percepito quella diffidenza verso l’unico prof che si è dimostrato capace di mettersi al nostro stesso livello, offrendoci la possibilità di trascorrere una settimana che, almeno per me, è stata indimenticabile, nella quale ho sentito alcune persone veramente vicine…ed ho visto un uomo, che smessi i suoi panni da professore di chimica, girava per l’albergo in vestaglia da camera, discutendo con noi del più e del meno, dello sci, del tempo.. insomma ho visto l’uomo che è; questo non cambia certo la preparazione in una materia, ma ha cambiato un po’ me, e certamente le mie idee e le certezze che fosse impossibile sentirsi una classe anche all’università, che una volta usciti dall’aula si potesse vivere qualcosa insieme a chi abbiamo anche temuto durante gli esami.
Vorrei che un voto o una bocciatura dipendessero esclusivamente dalla preparazione di una persona e non anche dallo stato d’animo del professore, dal famoso “come gli gira”.
Vorrei poter conservare un ricordo piacevole di tutte le lezioni, come accade per quelle della professoressa Lippi, che, nonostante le poche ora a disposizione, è stata capace di tenere un corso assai piacevole, facendomi tornare alla mente così spesso, per i riferimenti al mondo greco-romano, il mio caro liceo classico, o come le lezioni del professor Raugei, che ha rapito l’attenzione di tutti noi per ben 2 mesi, con spiegazioni chiare e puntuali.
Vorrei che ci fossero più lezioni così.
Vorrei non dover dire più vorrei.
Forse sono troppi vorrei…but “I HAVE A DREAM”….e questo è il mio sogno.
giovedì 3 luglio 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


Nessun commento:
Posta un commento