domenica 1 giugno 2008

Ciò che resta di "I Care"

Questo post sarebbe dovuto comparire molto e molto tempo fa, ma a quel tempo il mio blog era ancora in alto mare... forse l’impostazione che avrà questa riflessione sarà diversa da quella che avrebbe avuto l’8 aprile, nel tempo immediatamente successivo alla conferenza I Care.. ma perché non credere che anche pensieri “a freddo” in fondo non riflettano la realtà delle emozioni provate allora, che il filtro dei ricordi possa venirci in aiuto per conservare in noi ciò che di veramente importante abbiamo provato in un minuto, in un’ora, in un giorno?!
Forse ho dimenticato le parole esatte di quella che doveva essere una professoressa di diritto o i riferimenti al copyright, ma non ho certo scordato come una normale conferenza, che non suscitava in me un particolare interesse, soprattutto perché non capivo quale potesse essere la connessione tra il senso di partecipazione profonda verso tutto ciò che accade attorno a noi, come se ci riguardasse in prima persona, ovvero l’affermazione “I Care” e quella lezione su un tema da facoltà di giurisprudenza, si sia trasformata in momento di forza, di energia, che ha travolto tutti noi studenti. Attoniti e stupiti ci guardavamo attorno senza capire da dove fossero spuntati fuori quei ragazzi vestiti da clown, quell’allegria, quel colore, che avevano interrotto un confronto, dai toni piuttosto accesi, tra la professoressa e uno studente più grande, a cui era intervenuta anche una nostra collega, con il vano tentativo di ripristinare un po’ d’ordine…poi tutto è divenuto più chiaro…quei ragazzi facevano parte del progetto “Mi illumino di immenso”, che ha l’obiettivo di portare un’ondata di positività in reparti ospedalieri che troppo spesso vedono sofferenze atroci, che fanno scordare di non esser soli davanti al male. Solo una parola: ammirazione...una profonda ammirazione per tutti coloro che trovano del tempo da dedicare agli altri, che non si rifugiano in un “ho da studiare, lavorare o fare qualsiasi altra cosa” ma si guardano attorno, vedono e provano dolore nel vedere il dolore negli altri e tendono una mano, fanno un sorriso, che in certe occasioni puo’essere davvero tutto… puo’ far capire a chi si trova in una spoglia camera di ospedale, così fredda, così poco accogliente, che il mondo là fuori non è insensibile al male, che c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltare, a portare un attimo di felicità, senza chiedere niente in cambio perché sentire una risata da parte di chi non ride più vuol dire tutto. Ricordo il mio professore di greco e latino del ginnasio, e la sua tragedia..una bambina di due anni malata di leucemia..e ricordo le e-mail che spediva a noi suoi alunni per tenerci informati di cosa accadeva nella camera dove la piccola Sofia Luce si trovava, e di quanto potessero dar conforto le mille attenzioni dei medici e degli infermieri, perché un solo sguardo, un solo gesto possono dare forza anche nei momenti in cui si crede di non averne più. La medicina non è solo quella che si apprende dai libri, ma soprattutto quello che si impara nella vita, guardando noi stessi e gli altri.
Io vorrei solo essere in grado di donare tutto questo ai miei futuri pazienti e non solo..altrimenti la mia scelta sarà solo una terribile sconfitta.

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